Le argomentazioni contrarie alla modifica dell’articolo 23a del capitolo VI della Legge sulla Scuola

Per un insegnamento della civica e dell’educazione alla cittadinanza al passo con i tempi. No a una soluzione anacronistica e nostalgica.

Una materia a sé stante: una soluzione controversa

Insegnare e apprendere la civica come materia separata è un'idea antiquata e controproducente. Nella formula proposta, questa disciplina non è più insegnata in molti Stati democratici. Per rendere più efficace il suo insegnamento, in vari Cantoni svizzeri la civica da tempo è stata incorporata nell'insegnamento di altre materie. Da più parti viene segnalato che l’insegnamento dell’educazione civica come materia a sé stante non determina necessariamente un miglioramento delle competenze degli studenti. Lo studio Supsi Cittadini a scuola per esserlo nella società (febbraio 2012), al quale si sono ispirati i promotori dell'iniziativa, sconsiglia esplicitamente questa soluzione.

Una disciplina che appesantisce il carico di lavoro degli studenti

Nelle scuole medie gli allievi si troverebbero ad avere due materie al posto di una (la civica e la storia), con un onere raddoppiato di prove scritte e orali, con una dotazione oraria ridotta e non sufficiente per insegnare al meglio sia l'una sia l'altra.

Il sacrificio della storia

La soluzione scelta introduce una disciplina con una dotazione oraria insufficiente che trova il suo spazio a scapito della storia. Se accettata la modifica di legge, la nuova materia andrebbe a erodere alla storia un anno intero di lezioni sull’arco di quattro anni di obbligo scolastico. È inoltre assurdo e inopportuno scorporare la civica dalla storia. Finora la civica è insegnata nell'ambito delle ore di storia e ciò permette di spiegare agli allievi il contesto storico in cui sono nate le nostre istituzioni. Sapere leggere attentamente la situazione attuale in prospettiva storica è fondamentale per una adeguata educazione civica, al di là di ogni aridità nozionistica. Non vogliamo "studenti pappagallo" in grado di elencare a memoria il nome di organi istituzionali, senza capirne le origini e le funzioni.

La valutazione

I termini «civica» e «cittadinanza» si richiamano ai significati di «civile» e «civiltà». Creano degli spazi in cui si applicano diritti e doveri e, per reazione, degli spazi e dei tempi dove non si applicano. La cittadinanza origina una divisione asimmetrica del mondo. La valutazione di una materia «civica» può implicare un giudizio di valore sulla persona che la riceve. Cosa comporterebbe  per l'inserimento nel mondo del lavoro dei nostri giovani una nota insufficiente in civica sulla licenza?

Tutte le materie formano il senso civico 

La legge della scuola del Canton Ticino indica chiaramente che  «lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella società» (Art.2) è un compito dell’intera scuola. La modifica di legge proposta impoverisce l'educazione alla cittadinanza. Essa pone l'accento sull'insegnamento della civica (la conoscenza delle istituzioni), mentre nella scuola trovano spazio, con la collaborazione dei docenti di tutte le materie, anche l'educazione al rispetto dell'avversario politico, dei diritti individuali, dell'ambiente. Anche il rapporto Supsi sottolinea quanto di positivo è stato fatto in questo ambito negli ultimi anni.

Un’iniziativa per fini politici e non educativi

La nuova legge è frutto di un compromesso abborracciato, sorto su impulso di una sola parte politica che ha utilizzato la civica a fini strumentali ed elettorali senza ascoltare i professionisti della scuola, in particolare il corpo insegnante. 

L’iniziativa va respinta in nome di un’educazione alla civica già esistente e praticata nelle scuole medie e nelle scuole medie superiori, ritenuta valida ed efficace negli studi promossi dalla Supsi (Rapporto febbraio 2012) e dalle autorità federali (Rapporto giugno 2016).